Tutta in salita, ma la road map per il decreto sviluppo ora è tracciata

In una giornata complicata per il governo, ieri nella riunione tra i ministeri coordinata dal titolare dello Sviluppo economico, Paolo Romani, è stata disegnata la road map per il decreto sviluppo. Domani, salvo rinvii, il Consiglio dei ministri approverà la legge di stabilità che fisserà i saldi dopo l’ultima manovra, rimodulerà fino al 2018 il fondo coesione e garantirà le opere cantierate. Ma l’attenzione è ormai interamente concentrata sul decreto sviluppo, da approvare entro il 20 ottobre.
17 AGO 20
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Piuttosto l’esecutivo, per il decreto a costo zero, si concentrerà su semplificazioni e sburocratizzazioni allo studio dei ministri Roberto Calderoli e Renato Brunetta; su liberalizzazioni delle professioni (al vaglio c’è la “previsione di società di capitali per i professionisti, l’eliminazione delle tariffe e la riduzione dei limiti quantitativi sul territorio”, si legge in una bozza tecnica dell’esecutivo); e su misure procedurali per accelerare gli investimenti infrastrutturali. C’è però la questione delle risorse.
Necessarie sia per compensare i tagli inattesi ai dicasteri lamentati ieri in particolare da Roberto Maroni (Interno) e da Mariastella Gelmini (Istruzione), sia per operazioni straordinarie di abbattimento del debito pubblico o utili per misure sviluppiste. Per questo si vagliano ancora a un livello tecnico diverse ipotesi: accordo fiscale con la Svizzera, cessione del patrimonio residenziale ex Iacp, cessione di caserme e di quote di società statali (è stata chiesta una consulenza anche al senior advisor di Kpmg, Franco Masera, che si discosta in parte dalle indicazioni del Tesoro) e interventi sulle pensioni di anzianità. Sullo sfondo restano le opzioni di condoni fiscali e immobiliari (magari come emendamenti in Parlamento) e mini patrimoniali ordinarie, auspicate ieri anche dalla Corte dei Conti.